La crisi delle Banche italiane: prospettive per il futuro

La crisi delle Banche italiane: prospettive per il futuro

La lunga crisi finanziaria ed economica che ha colpito l’Italia e l’Europa negli ultimi anni ha lasciato una ferita ancora aperta nei bilanci bancari, colpiti dai crescenti volumi di prestiti deteriorati e le maglie strette della regolamentazione di vigilanza. Sotto la spinta di questa sfavorevole congiuntura economica sono cambiati drasticamente gli equilibri strutturali che connotavano la forma dell’intero sistema finanziario del nostro Paese.

In conseguenza di ciò, alcuni modelli di governo societario adottati dal sistema bancario e lo stesso ruolo di certi attori di tale scena sono stati oggetto di riflessione e ripensamento, tanto da convincere il legislatore a intervenire per accelerare il complessivo processo di riforma. Ci si riferisce, in particolare, alla riforma delle banche popolari, alla riforma delle fondazioni di origine bancaria e alla riforma delle banche di credito cooperativo.

Sono proprio le banche di dimensioni più piccole come le casse rurali e le BCC a dover affrontare un momento critico senza precedenti, capace di mettere a dura prova i loro conti, il loro bilancio e i risparmiatori. E pensare che, almeno inizialmente, le banche di credito cooperativo risentirono in misura contenuta della crisi finanziaria: quest’ultima infatti, avendo colpito con maggiore durezza le banche più grandi, aveva spinto famiglie e imprese a rivolgersi alle “sorelle” più piccole.

Ma la cosa è durata poco. Il dispiegarsi degli effetti della crisi sull’economia reale e le tensioni sul mercato del debito dei vari Paesi hanno successivamente condotto anche le BCC a rivedere le proprie politiche di finanziamento. Inoltre, a partire dal 2011, si è registrato un aumento della rischiosità dei prestiti, al quale si sono aggiunte difficoltà di provvista.

A fronte di tale sfavorevole scenario, le banche locali di minore dimensione non hanno potuto innescare azioni correttive radicali, essendo mancata la capacità di innovare il modello di attività e l’offerta di prodotti e servizi. Gli effetti, negli ultimi mesi, sono stati sotto gli occhi di tutti.

Ciò che manca è un totale rimescolamento delle carte in tavola, una riforma radicale dell’intero sistema che, del resto, è quello per cui oggi l’Autorità di Vigilanza spinge con sempre crescente vigore. Obiettivo principale: la creazione di un sistema meglio strutturato, capace di superare gli svantaggi della piccola dimensione senza perdere i valori della cooperazione e della vicinanza col territorio e col cliente.

Se è dunque vero che la crisi è riuscita a colpire le banche più piccole a causa dei loro problemi strutturali interni, è anche giusto dire che risolvendo tali problemi si potrebbe venire a creare una valida alternativa al sistema delle grandi banche. Resta però il fatto che le banche locali adesso soffrono molto più delle altre.

Le prospettive future, non nascondiamolo, non sono delle più rosee e i recenti fatti di cronaca hanno dimostrato che trovare una soluzione sembra mettere inesorabilmente contro banche e loro clienti. Se si vuole salvare una banca, si devono colpire i risparmiatori; viceversa, la banca non ha speranze.

Non è così. Le soluzione ci sono: si può parlare ad esempio di fusioni tra più enti, in modo da “tappare” le reciproche falle, ma anche più semplicemente si tratta di cambiare strategia organizzativa, di puntare sull’outsourcing (esternalizzazioni di alcune attività troppo costose per la banca stessa), o di rivedere le proprie funzioni finanziarie, la propria rete distributiva e il proprio processo di credito.

La crisi non è affatto passata e sempre di più colpisce gli elementi più “deboli”, ma anche per questi ultimi esistono strategie che se adottate permetterebbero di uscire da una morsa che rischia di farsi soffocante. Per le banche e per chi punta tutto su quelle banche.

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