Investire in titoli bancari: quali sicurezze per i piccoli risparmiatori

Investire in titoli bancari: quali sicurezze per i piccoli risparmiatori

La lunga crisi economica e finanziaria che negli ultimi anni ha colpito l’Italia e l’Europa, ha lasciato una ferita ancora aperta nei bilanci bancari, danneggiati dai volumi di prestiti deteriorati e dalle maglie sempre più strette della regolamentazione di vigilanza.

Al di là dei tecnicismi, è bastato seguire un qualsiasi telegiornale nei mesi scorsi per rendersi conto che la situazione bancaria italiana non è delle più rosee e che gli interventi del Governo per “tappare” la falla non sono stati così ben accetti dai risparmiatori come si sarebbe voluto.

Tutt’altro: la sfiducia nei confronti delle banche è aumentata, come se non fosse possibile conciliare la salvezza degli istituti in crisi con il benessere dei loro clienti e dei piccoli investitori. L’evidente crisi finanziaria, e le sue ripercussioni ben visibili sull’economia reale, hanno sfiduciato in molti, rendendo la gente poco propensa a rivolgersi alle banche quando si tratta di far fruttare i propri soldi. La domanda sorge spontanea: è ancora conveniente investire in azioni bancarie italiane?

La risposta non è così scontata, né negativa come si potrebbe pensare dando un’occhiata ai giornali dei mesi scorsi. La situazione è sicuramente cambiata rispetto a qualche anno fa, quando investire pareva essere diventata un’operazione semplice e sicura, alla portata di tutti.

Negli anni della crisi sono diventata famose parole nuove che hanno spiazzato gli investitori meno esperti, quelli che pensavano che bastasse mettere il proprio gruzzoletto in Borsa per vederlo fruttare in automatico. Gli investitori hanno scoperto che esistono tanti parametri da tenere d’occhio, tante accortezze da seguire se si vuole “sopravvivere” agli scossoni che stanno mettendo in ginocchio molte banche italiane.

Un esempio su tutti? Lo spread. Volete inserire nel vostro portafoglio di investimento azioni bancarie italiane? Beh, allora bisogna assolutamente tenere d’occhio il famigerato spread, cercando inoltre di farvi un’idea del livello in cui si troverà lo stesso tra 6 mesi, un anno o due anni.

Questo perché esiste una relazione dimostrata statisticamente tra le performance delle azioni bancarie e il rispettivo spread nazionale: al calare dello stress sui titoli di Stato (e quindi dello spread) le quotazioni delle azioni tendono a salire, e viceversa. Investire in questa tipologia di azioni significa quindi monitorare costantemente il rendimento effettivo lordo a scadenza del titolo di Stato, la Performance storica delle obbligazioni, lo spread dei Paesi europei e il Rischio per Paese. Facile? Sicuramente no, a meno che non ci si affidi ad un professionista esperto e fidato.

Tutti questi paroloni però non devono spaventare, così come non deve spaventare l’attuale congiuntura economica. Recentemente il Comitato di Basilea, costituito dagli enti regolatori del G10, ha infatti imposto alle banche europee il cosiddetto “liquidity coverage ratio”, un indice che obbliga le banche ad avere una copertura totale dei propri impieghi in caso di crisi di liquidità e di inaspettati deflussi che potrebbero verificarsi in uno scenario di stress.

L’obiettivo è far sì che il sistema bancario regga l’impatto di crisi finanziarie ed economiche. Il LCR è entrato in vigore nel 2015 in una versione più leggera per le banche (vincolo dell’applicazione del 60% dei requisiti) ma sarà a pieno regime dal 2019.

Come si può notare lo scenario, vista la situazione venutasi a creare, sta mutando radicalmente in modo da rassicurare quanto più possibile gli investitori. La crisi non è finita e investire in titoli bancari, come del resto in qualsiasi altra tipologia, è sempre un rischio.

Un rischio limitato se si “gioca” con cautela e senza sottovalutare la cosa. In un periodo come questo è quanto meno necessario stare sempre attenti quando si tratta dei propri soldi.

Share this post

Post Comment