Borse europee in rosso nel post-riunione BCE

Borse europee in rosso nel post-riunione BCE

Il giorno dopo la riunione BCE e le conseguenti parole del governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, i listini europei chiudono in rosso.

A pesare, però, non sembrano essere state le (non) decisioni dell’Eurotower (peraltro già digerite nella sessione di giovedì) quanto il nuovo monito dell’Eurogruppo, tenutosi a Bratislava, diretto alla Grecia: l’olandese Jeroen Dijsselbloem ha in merito dichiarato che bisogna accelerare sulle riforme, con un riferimento velato anche a Spagna e a Italia.

Sul fronte macroeconomico, in Germania il surplus commerciale di luglio è sceso a 19,4 miliardi di euro rispetto ai 21,4 miliardi di euro del mese precedente, e ben sotto le attese di 22 miliardi di euro. In Francia la produzione industriale è calata a luglio dello 0,66 per cento, per un dato che è inferiore alle stime che indicavano un + 0,2 per cento.

Peggiora inoltre il deficit commerciale, con 80,8 miliardi di euro a luglio contro 61,8 miliardi di euro del mese di giugno. Infine, in Spagna la produzione industriale annuale a luglio cresce dello 0,3 per cento, mezzo punto percentuale dietro la rilevazione precedente.

A Milano, il tutto si è poi tradotto in una flessione dell’1,26 per cento del suo indice principale, con evidenti tensioni da parte del comparto bancario. Occhi aperti su mps, che ha aperto debole, oscillando più volte sulla parità, per poi chiudere in calo dopo le dimissioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, annunciate nella giornata di giovedì a mercato chiuso.

Sul fronte dei cambi, in attesa degli interventi della Federal Reserve e del FOMC del 20-21 settembre (difficile ma non ancora impossibile che si possa deliberare un ritocco in alto dei tassi di riferimento, dopo l’ultima mossa di dicembre 2015), l’euro si è parzialmente rafforzato superando quota 1,125 dollari.

Nelle materie prime sta perdendo quota il petrolio, dopo la buona spinta della metà della scorsa settimana, innescata a sua volta dal fatto che il dipartimento dell’energia statunitense ha pubblicato dei dati incoraggiandi sul fronte delle scorte settimanali (in calo). Il Wti è sceso a 46 dollari al barile con consegna a ottobre.

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